Il mio Sì, il giorno dopo

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Negli ultimi mesi mi sono confrontata con persone che credevano di stare per entrare in una dittatura, che condividevano articoli in difesa della democrazia fra una notizia falsa su Putin e un elogio a Fidel Castro, che avrebbero votato solamente per mandare a casa un governo “non eletto dal popolo”, dimostrando di non conoscere la Costituzione che così ardentemente credevano di difendere; mi sono confrontata anche con persone che hanno votato in maniera ponderata e informata, che mettevano in luce i difetti di una riforma e di un referendum dalle indubbie connotazioni politiche; mi sono confrontata con molti indecisi che, nel caos della propaganda, non riuscivano a capire i pro e i contro dei due schieramenti, ma che si dimostravano (alcuni per la prima volta) genuinamente interessati ad avere un ruolo attivo nelle scelte sul futuro del proprio Paese. Forse non mi sono esposta abbastanza, soprattutto sui social network dove i confronti civili sono un’utopia, un po’ perché nemmeno io ero convinta al 100% della riforma, un po’ perché – chiamatela deformazione professionale – ero critica sulle strategie di comunicazione adottate dal fronte del sì. Adesso, però, mi pento di non essermi messa maggiormente in gioco, non per la presunzione di aver potuto fare una differenza, ma perché leggo lo stesso pentimento nelle parole e negli atteggiamenti di quei sostenitori del sì che, forse per evitare gli attacchi continui a cui vengono sottoposti i filo-renziani e chiunque non pensi male dell’ormai defunto governo, sono rimasti in silenzio. Continue reading