Il mio Sì, il giorno dopo

6a00d83451654569e200e54f252d668833-800wi

Negli ultimi mesi mi sono confrontata con persone che credevano di stare per entrare in una dittatura, che condividevano articoli in difesa della democrazia fra una notizia falsa su Putin e un elogio a Fidel Castro, che avrebbero votato solamente per mandare a casa un governo “non eletto dal popolo”, dimostrando di non conoscere la Costituzione che così ardentemente credevano di difendere; mi sono confrontata anche con persone che hanno votato in maniera ponderata e informata, che mettevano in luce i difetti di una riforma e di un referendum dalle indubbie connotazioni politiche; mi sono confrontata con molti indecisi che, nel caos della propaganda, non riuscivano a capire i pro e i contro dei due schieramenti, ma che si dimostravano (alcuni per la prima volta) genuinamente interessati ad avere un ruolo attivo nelle scelte sul futuro del proprio Paese. Forse non mi sono esposta abbastanza, soprattutto sui social network dove i confronti civili sono un’utopia, un po’ perché nemmeno io ero convinta al 100% della riforma, un po’ perché – chiamatela deformazione professionale – ero critica sulle strategie di comunicazione adottate dal fronte del sì. Adesso, però, mi pento di non essermi messa maggiormente in gioco, non per la presunzione di aver potuto fare una differenza, ma perché leggo lo stesso pentimento nelle parole e negli atteggiamenti di quei sostenitori del sì che, forse per evitare gli attacchi continui a cui vengono sottoposti i filo-renziani e chiunque non pensi male dell’ormai defunto governo, sono rimasti in silenzio. Continue reading

Costruzione mediatica di un leader

Matteo Salvini è indicato da molti come l’anti-Renzi, e non passa giorno in cui non si senta parlare di lui o non compaia in tv e (un po’ meno) sui giornali. Quasi ci si dimentica che la Lega Nord alle ultime elezioni europee ha preso il 6,16%. Perché, allora, la presenza mediatica del suo segretario è quasi pari a quella del Presidente del Consiglio? La mia risposta è che, in modo differente da qualsiasi altro personaggio politico italiano (e in seguito spiegherò perché), la leadership di Salvini nasce e si regge su una campagna mediatica estremamente efficace e pervasiva, che utilizza prevalentemente la televisione e i social network.

scontrosalvini

Continue reading

Madonna Madia

In questi giorni, la neo-ministra per la Pubblica Amministrazione e la Semplificazione Marianna Madia è finita al centro di innumerevoli polemiche riguardanti i rapporti di parentela che sarebbero stati determinanti nella sua carriera politica più del curriculum e delle sue capacità. In sua difesa, si potrebbe dire che non è stata la prima né sarà l’ultima raccomandata della storia, e ci si potrebbe interrogare sul motivo per il quale lo stesso trattamento non venga riservato ad altri ministri uomini chiaramente unfit per il loro ruolo (per fare un nome a caso, Franceschini alla Cultura ed al Turismo). Comunque, in teoria, una trentenne che ricopre un ruolo istituzionale così importante rappresenta un bel cambiamento. Ma davvero una giovane età anagrafica corrisponde ad una modernità delle idee e del modo di intendere la politica?

Continue reading

Gerontocrazia? #Adesso basta.

Bersani a Porta a Porta è stato bravissimo. Lui, che non ha grandi capacità di comunicazione né intenti programmatici chiari, ieri sera è apparso concreto, autentico, e soprattutto umano. Insomma, per la prima volta mi ha dato l’impressione di essere un valido leader per un futuro governo di centrosinistra. C’è stata un’unica pecca, però: in uno scambio di battute con Vespa all’inizio della puntata, entrambi hanno parlato di Matteo Renzi, non facendo mai il suo nome ma riferendosi a lui come al ragazzo.

Oggi, Piero Ignazi scrive  su Repubblica:

[…] Bersani ha offerto sicurezza, un bene molto prezioso in questa fase di ansia verso il futuro. Un bene che la destra non può garantire viste le giravolte di Berlusconi e le faide interne leghiste. Un bene che il giovane Renzi non può, anagraficamente, incarnare.

Adesso, Matteo Renzi lo si può criticare per i motivi più disparati, a partire dal fatto che le sue idee si distaccano drasticamente da quelle della sinistra tradizionale italiana, fino ad arrivare all’ultimo gesto da parte dei suoi sostenitori di comprare una pagina sui maggiori quotidiani nazionali nell’intento di allargare l’elettorato delle primarie al secondo turno. Ma dire che un uomo di trentasette anni non sia capace di trasmettere sicurezza e che quindi, per il solo fatto di avere quell’età, sia inadatto a governare, significa dare piena legittimità alla teoria della rottamazione portata avanti dallo stesso Renzi.

Se oggi in Italia un uomo di trentasette anni viene considerato ancora un ragazzo, quante possibilità ci sono per una donna di vent’anni di ricoprire ruoli importanti, nelle istituzioni così come nel settore privato? Si parla tanto di regalare un futuro migliore alle nuove generazioni, di attuare politiche per evitare la fuga di cervelli che ogni anno porta migliaia di giovani laureati a cercare lavoro all’estero, quando il problema è soprattutto nella testa di chi parla.

Non si può cambiare da un giorno all’altro qualcosa che è insito nella cultura di una nazione da almeno mezzo secolo, ma qualcuno, che non è un ragazzo ma che ha rispetto per chi è più giovane di lui, ci sta provando.

Questo non è un paese per giovani, ma domenica si potrebbe fare un passo avanti per far sì che lo diventi.