Il mio Sì, il giorno dopo

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Negli ultimi mesi mi sono confrontata con persone che credevano di stare per entrare in una dittatura, che condividevano articoli in difesa della democrazia fra una notizia falsa su Putin e un elogio a Fidel Castro, che avrebbero votato solamente per mandare a casa un governo “non eletto dal popolo”, dimostrando di non conoscere la Costituzione che così ardentemente credevano di difendere; mi sono confrontata anche con persone che hanno votato in maniera ponderata e informata, che mettevano in luce i difetti di una riforma e di un referendum dalle indubbie connotazioni politiche; mi sono confrontata con molti indecisi che, nel caos della propaganda, non riuscivano a capire i pro e i contro dei due schieramenti, ma che si dimostravano (alcuni per la prima volta) genuinamente interessati ad avere un ruolo attivo nelle scelte sul futuro del proprio Paese. Forse non mi sono esposta abbastanza, soprattutto sui social network dove i confronti civili sono un’utopia, un po’ perché nemmeno io ero convinta al 100% della riforma, un po’ perché – chiamatela deformazione professionale – ero critica sulle strategie di comunicazione adottate dal fronte del sì. Adesso, però, mi pento di non essermi messa maggiormente in gioco, non per la presunzione di aver potuto fare una differenza, ma perché leggo lo stesso pentimento nelle parole e negli atteggiamenti di quei sostenitori del sì che, forse per evitare gli attacchi continui a cui vengono sottoposti i filo-renziani e chiunque non pensi male dell’ormai defunto governo, sono rimasti in silenzio. Continue reading

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Il non-programma del MoVimento 5 Stelle per l’Europa

Da mesi, a causa della mia eterna indecisione elettorale, frugo tra i programmi dei vari partiti candidati alle elezioni europee del prossimo 25 maggio, per capire se sia possibile scegliere solamente in base ad essi. Uno dei più convincenti e semplici (sia da trovare che da comprendere) è quello del Movimento 5 Stelle: infatti, mentre la maggior parte delle altre liste rimandano a programmi perlopiù chilometrici e quindi poco pratici, la strategia di Grillo&Casaleggio è quella di ridurre tutto a sette punti, ovvero sette proposte “concrete” da attuare una volta approdati al Parlamento Europeo. Da un punto di vista comunicativo, questo risulta molto efficace (meno di una settimana fa hanno anche lanciato uno spot, davvero ben fatto, che illustra i punti), ma se si guardano le proposte nel merito si scopre che di concreto e soprattutto di realizzabile c’è ben poco.

Siccome mi piace argomentare le mie posizioni, ho deciso di analizzare il programma del MoVimento, punto per punto. Continue reading

Italia, ultima chiamata.

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Di solito odio i toni apocalittici e i complottismi generalmente mi suscitano soltanto ilarità, ma alcune cose che stanno accadendo in queste settimane – ed in particolare i due eventi che hanno segnato la giornata di mercoledì 20 novembre – mi hanno messo un senso di inquietudine addosso, che non sembra diminuire con il passare dei giorni.

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È la democrazia, bellezza!

Alle scorse elezioni politiche ho votato una lista che ha preso poco più dell’1%. La delusione è stata forte, e forte è stato l’impulso di cercare qualcuno da incolpare per un risultato così basso. Già, perché la cosa più facile ed istintiva per chi è dentro un partito perdente è prendersela con gli altri. Allora sono gli italiani che cedono troppo facilmente ai populismi, che si fanno abbindolare da promesse irrealizzabili, che si informano male, che – questa è la peggiore – non sono ancora pronti.

Un’analisi facile, troppo facile, che fino ad oggi è stata quasi esclusivamente appannaggio della sinistra. Ma, dopo il clamoroso flop delle amministrative, anche il MoVimento 5 Stelle ha scelto di giustificarsi nel modo più naturale, dando la colpa – oltre che alla solita stampa – agli elettori. Per farlo, Beppe Grillo ha scelto di usare una retorica trasversale, che va a toccare sensibilità vicine ad entrambi i poli: la distinzione fra un’Italia migliore e una peggiore – da sempre nella bocca di intellettuali e radical-chic – e la maggioranza dei garantiti, tema caro alla destra antistatalista. Un’analisi facile e proprio per questo terribilmente sbagliata, e la sorpresa sta nel fatto che non ce lo si aspettava da chi si professa vicino alla gente.

Qualcuno davvero vicino alsentire popolare” saprebbe che non si può dividere la popolazione italiana in buoni e cattivi, che le scelte degli individui non avvengono per schemi precostituiti (surreale in questo senso la dichiarazione del deputato pentastellato Daniele Pesco al tg3: “C’è una parte della popolazione che usa il web per informarsi ed è sicuramente d’accordo con quello che facciamo“), a maggior ragione se si tratta di elezioni comunali dove non ha senso dare un voto di protesta. Perché, a questo punto Grillo e compagni dovrebbero accettarlo, il voto dato al M5s è soprattutto un voto di protesta, e in un comune la cittadinanza preferisce scegliere un amministratore che reputa capace piuttosto che uno sconosciuto la cui unica forza sta nel rappresentare un ex-comico genovese.

E poi, piuttosto che interrogarsi sul motivo per cui ci sia ancora chi vota Pd e Pdl, il M5s dovrebbe chiedersi perché non è riuscito a “pescare” nell’astensionismo, cosa che dovrebbero chiedersi tutti gli schieramenti, soprattutto quelli che si reputano vincitori di questa tornata elettorale. O anche chi sceglie di non votare fa parte dell’Italia A?

Due parole sul fascismo.

Poiché sembra essere uno dei temi caldi del momento, ho pensato di spendere qualche riga sul fascismo come ideologia, o meglio su come viene percepito a distanza di quasi un secolo e su un certo revisionismo storico dilagante.

In principio, fu il governo tecnico. L’avvento al potere di un uomo “non votato dal popolo” e vicino agli interessi di un’Unione Europea vista da molti come carnefice e non come alleata, ha contribuito al sorgere di sentimenti nazionalisti e reazionari, da sempre insiti nella nostra cultura. Sul social network della pancia del Paese per eccellenza, Facebook, hanno cominciato a diffondersi immagini nelle quali si comparavano le misure della riforma “lacrime e sangue” appena approvata dal governo Monti con quelle varate nel primo periodo del regime di Mussolini. Storicamente decontestualizzate, alcune addirittura infondate o palesemente false, ma alla gente poco importa: l’importante è “fare girare”, tanto la disinformazione è quella fatta dai media servi del potere. Continue reading