Perché amo Paul Thomas Anderson

Questo non è un post da critico cinematografico, né una disquisizione tecnica sui meriti di un grande regista. Questa è una dichiarazione d’amore.

Devo ammettere che sono arrivata tardi ad apprezzare il lavoro di PTA, soprattutto a causa del mio costante pregiudizio nei confronti di chi viene osannato dalla critica come “il nuovo Welles” o “il nuovo Kubrick”. L’aura di snobismo che emana la maggior parte degli autori contemporanei è più forte della curiosità di vedere se quei paragoni siano effettivamente azzeccati. Fino a qualche mese fa, credevo che Anderson facesse parte di quella categoria. Avevo visto spezzoni di Boogie Nights nei primi anni della mia adolescenza, una notte che lo davano in tv, credendo fosse un ritratto pruriginoso dell’industria pornografica, e invece ho capito che era un film serio e ho cambiato canale. Di Magnolia conoscevo solo la scena finale, mentre rimandavo continuamente la visione di There Will Be Blood (mi rifiuto di chiamarlo col titolo italiano, spaventosamente riduttivo) The Master a causa del pregiudizio di cui ho già scritto.

Poi, il 2 febbraio di quest’anno, muore Philip Seymour Hoffman, e io mi chiedo come faccio a definirlo uno dei miei attori preferiti senza aver mai visto quelle che vengono considerate le sue interpretazioni migliori. Così, il pomeriggio seguente, vedo The Master. Questa scena segna il momento esatto in cui mi sono innamorata.

La sera stessa lo danno in tv, lo rivedo. Il giorno dopo, pure. In una settimana recupero gli altri cinque film.

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Il non-programma del MoVimento 5 Stelle per l’Europa

Da mesi, a causa della mia eterna indecisione elettorale, frugo tra i programmi dei vari partiti candidati alle elezioni europee del prossimo 25 maggio, per capire se sia possibile scegliere solamente in base ad essi. Uno dei più convincenti e semplici (sia da trovare che da comprendere) è quello del Movimento 5 Stelle: infatti, mentre la maggior parte delle altre liste rimandano a programmi perlopiù chilometrici e quindi poco pratici, la strategia di Grillo&Casaleggio è quella di ridurre tutto a sette punti, ovvero sette proposte “concrete” da attuare una volta approdati al Parlamento Europeo. Da un punto di vista comunicativo, questo risulta molto efficace (meno di una settimana fa hanno anche lanciato uno spot, davvero ben fatto, che illustra i punti), ma se si guardano le proposte nel merito si scopre che di concreto e soprattutto di realizzabile c’è ben poco.

Siccome mi piace argomentare le mie posizioni, ho deciso di analizzare il programma del MoVimento, punto per punto. Continue reading

Madonna Madia

In questi giorni, la neo-ministra per la Pubblica Amministrazione e la Semplificazione Marianna Madia è finita al centro di innumerevoli polemiche riguardanti i rapporti di parentela che sarebbero stati determinanti nella sua carriera politica più del curriculum e delle sue capacità. In sua difesa, si potrebbe dire che non è stata la prima né sarà l’ultima raccomandata della storia, e ci si potrebbe interrogare sul motivo per il quale lo stesso trattamento non venga riservato ad altri ministri uomini chiaramente unfit per il loro ruolo (per fare un nome a caso, Franceschini alla Cultura ed al Turismo). Comunque, in teoria, una trentenne che ricopre un ruolo istituzionale così importante rappresenta un bel cambiamento. Ma davvero una giovane età anagrafica corrisponde ad una modernità delle idee e del modo di intendere la politica?

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Di capitali, caffè e biscottini.

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Ieri sono andata a vedere Il Capitale Umano di Paolo Virzì. Come sempre quando si tratta di film italiani, ero molto prevenuta (l’unica certezza che avevo nel cinema italiano era Sorrentino, ma dopo il “tradimento” de La Grande Bellezza non mi fido più di nessuno). Nei trenta minuti (trenta) di pubblicità che hanno preceduto il film, una parata infinita di trailer quasi esclusivamente di produzioni italiane, che di certo non hanno contribuito a mitigare la sensazione che il nostro cinema sia ormai alla deriva, inesorabilmente privo di idee e di attori di qualità.

Poi è iniziato il film.

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Sherlock 3.0: come una storia di oltre un secolo sta rivoluzionando la tv.

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(Questo post contiene spoiler su The Empty Hearse)

Dopo due anni di attesa, mercoledì scorso è andato in onda il primo episodio della terza stagione di Sherlock, la serie della BBC che rilegge in chiave moderna le avventure del celebre detective creato da Sir Arthur Conan Doyle.

The Empty Hearse (letteralmente “il carro funebre vuoto”, titolo che gioca con il nome del racconto che segna il ritorno di Holmes nel canone, The Adventure of the Empty House) doveva dare risposta ai grandi interrogativi lasciati alla fine di The Reichenbach Fall: come ha fatto Sherlock Holmes a fingere la sua morte? E come reagirà John Watson quando scoprirà che il suo migliore amico è vivo e vegeto? Inoltre, come verrà svelato il piano ideato da James Moriarty per screditare Sherlock, facendolo passare per un impostore? La soluzione è stata decisamente anticonvenzionale e ha polarizzato le opinioni di fan e critica. Continue reading

I migliori film del 2013 che non vedrete (facilmente) in Italia

Il 2013 è stato un anno intenso per il cinema. In Italia verrà ricordato come l’anno de La Grande Bellezza di Paolo Sorrentino, che con molta probabilità rappresenterà il nostro Paese agli Oscar, ma anche quello delle sale stracolme per Sole a Catinelle di Checco Zalone, fenomeno nazional-popolare senza precedenti.

Spostando lo sguardo sul panorama internazionale, il 2013 è stato l’anno di Gravity e de La Vita di Adèle, e quello di Rush, che è riuscito ad appassionare anche chi di solito usa le gare di Formula 1 come conciliante della pennichella domenicale.

Ma questo è stato anche l’anno di grandi film snobbati dalla distribuzione italiana, fenomeno da sempre presente nel nostro Paese e che priva ai più di godere della visione di produzioni meritevoli, e a volte di autentici capolavori.

Ecco quattro film che quest’anno – eccetto sporadiche proiezioni ad alcuni festival o una data di uscita tardiva – non avete visto nelle sale ma che meriterebbero di esserlo.

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#25N: una riflessione.

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Oggi è la giornata internazionale contro la violenza sulle donne, e come tutte le giornate dedicate alla sensibilizzazione sui problemi della nostra società – in mezzo ai dovuti omaggi ed eventi a tema – c’è sempre la solita gara di retorica e banalità che, specialmente quando si parla di violenza sulle donne o più in generale del ruolo della donna nella società, rasenta il limite della sopportazione.

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