Cultura geek e discriminazione: il “fuoco amico” di The Big Bang Theory

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Se siete appassionati di fumetti, videogiochi, opere fantasy o di fantascienza, insomma, di qualunque cosa da nerd, negli ultimi nove anni avrete sicuramente dovuto fare i conti con la prima sit-com con dei nerd protagonisti a diventare mainstreamThe Big Bang Theory.

Inizialmente accolta con buon entusiasmo dalla comunità, col passare delle stagioni la serie ha perso sempre più fan nerd quanto più guadagnasse ascolti fra il pubblico generalista, divenendo un vero e proprio fenomeno (tormentoni – Bazinga! – compresi) e sdoganando parte di quella che viene definita cultura geek, nel bene e – soprattutto – nel male.

Mentre in patria TBBT non ha più le simpatie di molti appassionati per motivi che illusterò più avanti, in Italia sembra ancora essere la serie nerd per eccellenza: il merchandising invade le ormai numerose fiere dedicate al fumetto, e una delle domande che mi è stata posta più spesso negli ultimi anni quando accennavo alle mie passioni era “Ti piacciono queste cose e non segui The Big Bang Theory?” (solo recentemente sostituita daTi piacciono queste cose e non segui Game of Thrones?”).

In verità, la serie l’ho seguita, anzi, ho divorato le prime tre stagioni in pochi pomeriggi. L’ho abbandonata per quel “calo fisiologico” di qualità che colpisce un po’ tutte le serie con tanti episodi per stagione, e in particolare le sit-com: gli schemi narrativi diventano ripetitivi, i personaggi si cristallizzano e l’unico sviluppo sta nelle relazioni sentimentali, che presto diventano il fulcro della storia. In più, TBBT si è rivelata una serie nemica dei nerd, che non si rivolge a loro ma ad un pubblico generalista (e gli ascolti stratosferici lo confermano) e che, di conseguenza, usa riferimenti e citazioni non per gratificare il segmento di pubblico rappresentato ma come punchline per quello generalista. Difatti, non si ride col nerd, ma si ride del nerd.

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Westeros, abbiamo un problema

Premessa: non seguo Game of Thrones. Ci ho provato, ma ho mollato al pilot. Tutto quello che so lo apprendo quotidianamente dai social network, e credetemi, voi fan siete piuttosto invasivi quando si tratta di commentare l’ultimo episodio, gli spoiler, o le varie teorie. Credo di saperne abbastanza da permettermi di scrivere qualcosa sull’argomento che, comunque, ha poco a che fare con la serie e molto con parte del suo pubblico.

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Sherlock 3.0: come una storia di oltre un secolo sta rivoluzionando la tv.

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(Questo post contiene spoiler su The Empty Hearse)

Dopo due anni di attesa, mercoledì scorso è andato in onda il primo episodio della terza stagione di Sherlock, la serie della BBC che rilegge in chiave moderna le avventure del celebre detective creato da Sir Arthur Conan Doyle.

The Empty Hearse (letteralmente “il carro funebre vuoto”, titolo che gioca con il nome del racconto che segna il ritorno di Holmes nel canone, The Adventure of the Empty House) doveva dare risposta ai grandi interrogativi lasciati alla fine di The Reichenbach Fall: come ha fatto Sherlock Holmes a fingere la sua morte? E come reagirà John Watson quando scoprirà che il suo migliore amico è vivo e vegeto? Inoltre, come verrà svelato il piano ideato da James Moriarty per screditare Sherlock, facendolo passare per un impostore? La soluzione è stata decisamente anticonvenzionale e ha polarizzato le opinioni di fan e critica. Continue reading

La fiction su Olivetti: un pessimo omaggio ad un grande uomo

la_fiction_su_adriano_olivetti__lo_steve_jobs_italiano_980(Leggi anche su Atom Heart Magazine)

Ieri sera su Raiuno è andata in onda la prima delle due puntate di Adriano Olivetti, la forza di un sogno, film-tv prodotto da Rai Fiction e Casanova Multimedia (la casa di produzione fondata da Luca Barbareschi). L’obiettivo è quello di raccontare in modo popolare la storia, ignorata da molti, dell’imprenditore di Ivrea, considerato uno dei più grandi innovatori al mondo. Un fine nobile che purtroppo viene sviluppato nel peggiore dei modi.

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Habemus Doctorem

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(Leggi anche su Atom Heart Magazine)

Il Dottore è il Papa dei nerd. Una delle battute più gettonate e condivise sui social network il giorno dell’annuncio del dodicesimo Dottore nasconde una verità. Tenendo conto delle ovvie distinzioni e cercando di non sembrare troppo blasfema o fuori di testa, cercherò di spiegarvi perché il protagonista di Doctor Who è un po’ come il Papa. Continue reading