Westeros, abbiamo un problema

Premessa: non seguo Game of Thrones. Ci ho provato, ma ho mollato al pilot. Tutto quello che so lo apprendo quotidianamente dai social network, e credetemi, voi fan siete piuttosto invasivi quando si tratta di commentare l’ultimo episodio, gli spoiler, o le varie teorie. Credo di saperne abbastanza da permettermi di scrivere qualcosa sull’argomento che, comunque, ha poco a che fare con la serie e molto con parte del suo pubblico.

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Il trono di spade ha fatto della violenza e del nudo gratuito il suo marchio di fabbrica. Chi lo segue, deve aspettarsi decapitazioni, crani sfondati, incesti, stragi familiari e le più ignobili nefandezze. Per questo, molti si sono stupiti quando una scena di violenza per niente grafica è passata all’onore delle cronache per le forti polemiche che ha causato.
La scena in questione vede protagonista uno dei personaggi principali della serie, Sansa Stark, che durante la prima notte di nozze viene sodomizzata dal suo sposo, il sadico Ramsay Bolton, mentre un altro personaggio, Reek,  è costretto ad assistere. La violenza non viene mostrata se non nei volti, ma ciò che accade è senza dubbio uno stupro.

Le polemiche provengono innanzitutto dai lettori dei romanzi di G.R.R. Martin dai quali la serie è tratta, perché questa scena è una licenza degli sceneggiatori, e non è contenuta nella fonte. Ma non è la prima volta che la serie si discosta drasticamente dai romanzi, e le critiche – soprattutto in quest’ultima stagione – fioccano ogni settimana. A fare la differenza è stata un’altra categoria molto diffusa sul web, quella delle social justice warriors, che hanno invaso i social network con commenti carichi di rabbia e indignazione nei confronti degli sceneggiatori, accusati di usare in modo inappropriato la violenza sessuale come elemento di formazione per i personaggi.

Da osservatrice esterna, mi sembra che la scena sia stata girata per significare, più che per mostrare, quindi le accuse di “scena di sesso gratuito” cadono subito. Rimane lo stereotipo del personaggio femminile che deve passare dalla violenza sessuale (con la conseguente perdita dell’innocenza, dato che Sansa era vergine) per crescere caratterialmente. Ma queste sono critiche alla qualità della storia, che – da non spettatrice – non posso argomentare.

La cosa che mi ha disturbato di più, invece, è stata la giustificazione di molti fan, che definiscono la reazione dei detrattori “esagerata” (e su questo hanno ragione), dato che la serie ha mostrato cose ben più cruente, mentre qui si tratta di una scena di sesso off-screen fra coniugi. Da queste parole, però, si evince che la violenza viene sminuita, fino ad essere annullata, dal fatto che i due siano sposati.

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© The Walking Rec

Lo stupro diventa sesso violento se inserito nel contesto matrimoniale, e questa percezione è gravissima anche quando si tratta di un lavoro di fiction. Addirittura, alcuni commentatori sono arrivati a negare la violenza, giustificando il dolore provato da Sansa con il fatto che stesse perdendo la verginità, e dimenticandosi della natura crudele di Ramsay e del matrimonio imposto.

L’ambientazione medievale della serie può giustificare queste scene, ma quello mostrato è e rimane uno stupro, ed è sconcertante che qualcuno provi a negarlo. La violenza sessuale nel matrimonio esiste, e il fatto che l’unione (legale o spirituale che sia) venga ancora vista come una concessione del consenso a priori è davvero preoccupante.

Forse Game of Thrones non dovrebbe cambiare sceneggiatori, ma fan.

(Leggi anche su Atom Heart Magazine)

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