Il non-programma del MoVimento 5 Stelle per l’Europa

Da mesi, a causa della mia eterna indecisione elettorale, frugo tra i programmi dei vari partiti candidati alle elezioni europee del prossimo 25 maggio, per capire se sia possibile scegliere solamente in base ad essi. Uno dei più convincenti e semplici (sia da trovare che da comprendere) è quello del Movimento 5 Stelle: infatti, mentre la maggior parte delle altre liste rimandano a programmi perlopiù chilometrici e quindi poco pratici, la strategia di Grillo&Casaleggio è quella di ridurre tutto a sette punti, ovvero sette proposte “concrete” da attuare una volta approdati al Parlamento Europeo. Da un punto di vista comunicativo, questo risulta molto efficace (meno di una settimana fa hanno anche lanciato uno spot, davvero ben fatto, che illustra i punti), ma se si guardano le proposte nel merito si scopre che di concreto e soprattutto di realizzabile c’è ben poco.

Siccome mi piace argomentare le mie posizioni, ho deciso di analizzare il programma del MoVimento, punto per punto.

1. Abolizione del fiscal compact. Questo è uno dei temi più propagandati, non solo dal M5S ma anche, fra gli altri, dalla Lista Tsipras: abolire il patto di bilancio europeo che ci costringe a mettere un tetto alle spese dello Stato in funzione di un abbassamento del debito pubblico in rapporto al PIL per rientrare nella soglia del 60% entro vent’anni (attualmente siamo circa al 133%). La sua legittimità può essere messa in discussione, certo, se non fosse che il Parlamento Europeo non ha nessuna voce in capitolo. Il fiscal compact, infatti, non è altro che un trattato internazionale sottoscritto e ratificato da 25 stati membri dell’Unione Europea, non è mai stato posto al vaglio del Parlamento (che, ricordiamo, vota solamente le leggi proposte dalla Commissione) e, di conseguenza, la sua abolizione non rientra nelle sue funzioni. Insomma, cominciamo bene.

2. Adozione degli Eurobond. Sulla creazione di obbligazioni del debito pubblico dei Paesi dell’eurozona esiste un ampio dibattito ancora in corso. L’Italia si è sempre detta a favore, anche tramite proposte concrete come quella degli E-bonds avanzata nel 2011 da Giulio Tremonti, secondo il quale l’adozione degli eurobond sarebbe la soluzione definitiva alla crisi del debito che sta colpendo l’eurozona. Grande oppositrice è – ovviamente – la Germania, dato che con l’adozione di tali obbligazioni, i paesi più virtuosi dovrebbero accollarsi un onere aggiuntivo a favore dei paesi meno virtuosi. Il M5S vede questa misura come “l’unico modo per essere davvero uniti, nella buona e nella cattiva sorte“. Un insospettabile europeismo? Lo scopriremo nel punto successivo.

3. Alleanza fra i paesi mediterranei per una politica comune. L’Italia e i paesi del Sud Europa hanno esigenze simili, spesso lontanissime da quelle tedesche. Portare avanti le stesse azioni è fondamentale per far valere le proprie ragioni”, ci spiega la persuasiva voce nello spot. Quindi, se da una parte bisogna stare davvero uniti facendo pagare interessi sul debito più alti ai paesi virtuosi (notoriamente quelli del Nord Europa), dall’altra invece bisogna creare una sorta di “gruppo d’interesse” contrapposto a quello tedesco. Legittimo, ma dov’è finito l’europeismo? Alle ortiche, per dirla in modo elegante.

4. Investimenti in innovazione e nuove attività produttive escluse dal 3% annuo deficit di bilancio. Su questo punto non mi dilungherò molto, perché la soglia del 3% deficit/PIL prevista dal Patto di stabilità (e, successivamente, dal fiscal compact) non può essere modificata tramite voto del parlamento europeo. Il ruolo di monitoraggio, in questo caso, è affidato alla Commissione Europea e al Consiglio dell’Unione Europea, entrambi organi non elettivi.

5. Finanziamenti per attività agricole e di allevamento finalizzate ai consumi nazionali interni. Questo punto sembrerebbe rientrare in materia di Politica agricola comune (la cosiddetta PAC), a meno che per favorire le produzioni locali” più che su maggiori finanziamenti non si punti a politiche di tipo protezionistico, in netta contraddizione con l’idea di mercato comune. Inoltre, il ragionamento dei pentastellati sembra non tenere conto delle esportazioni. 

6. Abolizione del pareggio di bilancio. L’inserimento del pareggio di bilancio in Costituzione rientra nei parametri del fiscal compact e, come già scritto riguardo al primo e al quarto punto, il parlamento europeo non può farci nulla.

7. Referendum per la permanenza nell’euro. Questo è il punto più divertente, o se non altro lo diventa se si cerca di immaginare come vogliano proporre un referendum sulla permanenza nell’euro a livello europeo. Ah, come dite? Lo vogliono solo per l’Italia? Allora cosa c’entra con le elezioni per rinnovare il Parlamento? Inoltre, ci sarà un motivo per cui nei dibattiti fra i candidati alla presidenza della Commissione nessuno parli della permanenza nell’eurozona, e non è perché sono tutti massoni del Bilderberg, ma semplicemente perché non è di loro competenza.

Al di là del programma, che spogliato delle cose irrealizzabili a livello oggettivo rimane praticamente nudo, l’impostazione della campagna elettorale da parte di Grillo e di molti esponenti del suo movimento (per non parlare di molte altre liste) dimostra la poca serietà nei confronti di un organo importante come il Parlamento europeo, o la più completa ignoranza sulle sue funzioni. Un organo che, ad esempio, ha il compito di approvare il bilancio generale dell’Unione Europea, e che quindi ha il potere di stabilire i finanziamenti alle politiche comunitarieambiente, sicurezzaimmigrazioneerogazione di fondi, norme su e-commerceprivacy su internet, sono tutti temi sui quali il Parlamento europeo non solo può votare, ma può anche ricoprire un ruolo attivo tramite interrogazioni parlamentari e commissioni d’inchiesta.
Di questi temi non c’è traccia nel programma e nei comizi di Grillo, e non imporli nel dibattito politico danneggia anche gli altri partiti.

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