Madonna Madia

In questi giorni, la neo-ministra per la Pubblica Amministrazione e la Semplificazione Marianna Madia è finita al centro di innumerevoli polemiche riguardanti i rapporti di parentela che sarebbero stati determinanti nella sua carriera politica più del curriculum e delle sue capacità. In sua difesa, si potrebbe dire che non è stata la prima né sarà l’ultima raccomandata della storia, e ci si potrebbe interrogare sul motivo per il quale lo stesso trattamento non venga riservato ad altri ministri uomini chiaramente unfit per il loro ruolo (per fare un nome a caso, Franceschini alla Cultura ed al Turismo). Comunque, in teoria, una trentenne che ricopre un ruolo istituzionale così importante rappresenta un bel cambiamento. Ma davvero una giovane età anagrafica corrisponde ad una modernità delle idee e del modo di intendere la politica?

È il 2008, e Madia è candidata capolista del Pd in Lazio (“paracadutata” da Veltroni per l’amicizia con il padre, accusano in molti). Il Foglio, invece, è intento nella sua campagna “Aborto=Morte”, e raccoglie quotidianamente pareri di personalità politiche e non che si esprimono contro l’aborto. In un’intervista realizzata da Piero Vietti, la Madia dice – intelligentemente – di non sottoscrivere la moratoria proposta da Giuliano Ferrara e si definisce pro-choice, ma è convinta che “se si offrisse loro il giusto sostegno, le donne sceglierebbero tutte per la vita”. “L’aborto è il fallimento della politica – dice –, un fallimento etico, economico, sociale e culturale”. Ma le dichiarazioni dell’allora aspirante deputata non si limitano al solo aborto, ma alla concezione della vita in generale:

Io sono cattolica praticante, e credo che la vita la dà e la toglie Dio, noi non abbiamo diritto di farlo. Certo è che anche per esperienza personale mi sono resa conto di quanto sia sottile la linea di demarcazione tra le cure a un malato terminale e l’accanimento terapeutico nei suoi confronti. Quindi dico no all’eutanasia ma penso che l’oltrepassamento di quella linea sottile vada giudicato – in certi casi – da un’équipe di medici; comunque non dal diretto interessato o dai suoi parenti.

Illuminanti, inoltre, le sue dichiarazioni sulla famiglia e sul ruolo della donna nella società:

La libertà personale va rispettata sempre, per cui se due persone decidono di assumere pubblicamente diritti e doveri reciproci devono essere tutelate dalla legge. Ma certo è che se si parla di famiglia io penso a un uomo e una donna che si sposano e fanno dei figli. Scegliendo per la vita.

[Occorre] facilitare la conciliazione tra lavoro e famiglia: una donna deve poter lavorare non perché deve fare carriera, ma soprattutto per potere mantenere il figlio e far crescere la famiglia. Per questo serve maggiore flessibilità nel lavoro e meno precariato.

Insomma, sembra che la Madia si collochi in quella tradizione catto-comunista che vorrebbe uno Stato-balia che “protegga” l’essere umano dal concepimento alla morte, che gli insegni cos’è giusto e cos’è sbagliato, che gli permetta di scegliere ma che ammetta una sola risposta esatta. Davvero è questo il cambiamento? O quelle erano solo dichiarazioni a titolo personale che la ministra sarebbe disposta a sacrificare in nome di un cambiamento di linea nel suo partito?

A pensarci bene, le parole di Renzi su libertà e unioni civili nel discorso tenuto oggi al Senato sono state tutte rivolte alla ricerca di un compromesso. Viene da chiedersi se questo compromesso vada cercato solo con gli alleati a destra o anche all’interno del suo partito.

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