State of the Art

© Bloggokin

L’insegnamento della Storia dell’Arte è stato cancellato da tutti gli istituti superiori italiani. Assurdo, vero? Infatti non è così.

A scatenare la psicosi collettiva, un articolo dai toni molto forti pubblicato da Paolo Campana, fondatore di Bloggokin, dal titolo che lascia poco spazio all’interpretazione: Abolita la Storia dell’Arte in ItaliaMa se si continua a leggere, dietro l’indignazione e le immagini dissacranti che rappresentano in modo efficace cosa significherebbe formare generazioni di analfabeti culturali, si scopre che il contenuto contraddice il titolo e i primi paragrafi dell’articolo: di fatti non c’è stata alcuna abolizione, ma solamente una riduzione delle ore in molti istituti superiori.

Chiariamoci meglio: la Riforma Gelmini entrata in vigore dall’anno scolastico 2010-2011 e che entrerà a pieno regime dal 2014-2015 prevede, in un quadro d’insieme che aveva come obiettivo il riordino degli indirizzi, l’abolizione degli Istituti d’arte che diventano Licei artistici e un taglio importante delle ore d’insegnamento, fra cui proprio quelle di Storia dell’Arte, cancellandole tout-court dal biennio di molti istituti superiori e a volte riducendole nel triennio (qui il piano organizzativo completo, compresi i quadri orari divisi per istituti). Questo comporta la riduzione delle cattedre in un settore già estremamente precario come quello dell’istruzione. I docenti devono dividersi fra diversi istituti, a volte anche in diverse città, e questo potrebbe incidere sulla qualità dell’insegnamento. Ma da qui a parlare di abolizione totale dell’insegnamento ce ne vuole.

Personalmente, mi ritengo fortunata ad aver avuto la possibilità di frequentare l’indirizzo artistico del Liceo Classico prima che venisse abolito (adesso, a causa dell’indirizzo unico, la Storia dell’Arte si fa solo al triennio) e di aver studiato questa materia in modo approfondito e anche pratico, tramite visite itineranti sull’arte greca, romana e barocca, e il fatto che si sia limitata la possibilità di scelta e l’offerta formativa in ambito artistico-culturale (sebbene sia aumentata in altri settori, come quello tecnico-professionale o delle scienze umane) mi fa davvero arrabbiare.

Arrabbiare, non indignare. L’indignazione è di quelli che si fermano al titolo di un articolo senza leggerne il contenuto, o che prendono per buono ciò che leggono anche se privo di qualsiasi tipo di fonte.

Perché, oltre all’analfabetismo culturale, In Italia, bisognerebbe preoccuparsi anche di quello funzionale.

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