Italia, ultima chiamata.

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Di solito odio i toni apocalittici e i complottismi generalmente mi suscitano soltanto ilarità, ma alcune cose che stanno accadendo in queste settimane – ed in particolare i due eventi che hanno segnato la giornata di mercoledì 20 novembre – mi hanno messo un senso di inquietudine addosso, che non sembra diminuire con il passare dei giorni.

Il primo fatto è la manifestazione No Tav che si è tenuta lo scorso mercoledì a Roma: la protesta potrà anche essere legittima ma, nei mezzi e nei modi, sta diventando sempre più violenta e sempre meno attinente al tema della realizzazione della grande opera. Mi riferisco soprattutto ai veri e propri blitz ai danni di due sedi del Partito Democratico, uno a Roma proprio durante della manifestazione, l’altro il giorno dopo a Milano. Vedere quegli edifici che rappresentano un partito con i vetri rotti e i muri imbrattati riporta alla mente immagini che chi ha la mia età ha visto, fortunatamente, solo nei libri di storia. Perché il Pd è oggetto di così tanto odio? Forse perché sulla Tav ha da sempre avuto una posizione controversa, ma nulla giustifica gli atti vandalici e il ferimento di un militante. Fatto sta che, proprio lo stesso giorno, sempre il Pd è stato oggetto di attacchi trasversali a causa della decisione impopolare di non votare la sfiducia al Ministro della Giustizia Anna Maria Cancellieri.

E così arriviamo al secondo fatto inquietante: il caso Cancellieri ha occupato per giorni paginoni di giornali e lunghi servizi ai tg ed è stato palcoscenico di uno degli spettacoli più brutti nella storia delle campagne congressuali (e qua tocca a me criticare il Pd, o meglio i candidati alla sua segreteria; in questo caso, purtroppo, hanno toccato tutti il fondo), ma quasi nessuno è riuscito a centrare il punto, il vero scandalo dentro lo “scandalo”: la pubblicazione sui quotidiani di intercettazioni senza alcuna rilevanza penale (ça va sans dire) e riguardanti fatti risalenti a mesi prima, proprio mentre il ministro si accinge a presentare un pacchetto di riforme sul tema della giustizia, fra cui probabili misure di clemenza come amnistia e indulto, nonché una revisione della carcerazione preventiva.

Adesso, al di là dei giudizi morali sulle telefonate (nei fatti, al ministro si contesta solamente la lunga amicizia con la famiglia Ligresti), non bisogna essere falchi della rinata Forza Italia per ammettere che c’è qualcosa che non va nel sistema giudiziario italiano ed in una parte della magistratura. Anzi, sono stati proprio i processi al Cavaliere ad aver minimizzato il problema, trasformando tutto nel perenne referendum su Berlusconi nel quale il nostro Paese è intrappolato da un ventennio. Ma adesso che, lentamente, quest’ingombrante figura sta per scomparire dalla scena politica (anche se, a mio avviso, ne avremo ancora per un bel po’), non sarebbe il caso di cominciare a rendersi conto dello strapotere giudiziario che, di fronte ad una situazione di instabilità alternata ad immobilismo da parte del governo, da anni cerca di sostituirsi alla politica?

Se non siete ancora convinti, basta prendere il terzo fatto inquietante della giornata di mercoledì: a distanza di minuti (letteralmente) dal momento in cui la Camera ha confermato la fiducia al min. Cancellieri, sono state pubblicate delle nuove indiscrezioni. In particolare, delle controverse dichiarazioni di Salvatore Ligresti contenute nei verbali di un’interrogazione dei pm di Milano avvenuta il 15 Dicembre 2012 (duemiladodici), dove afferma di aver raccomandato la Cancellieri a Berlusconi perché rimanesse Prefetto a Parma nel 2011. Dichiarazioni facilmente confutabili: la Cancellieri non è stata mai Prefetto a Parma, bensì Commissario Straordinario nel solo mese di novembre, poco prima di diventare Ministro dell’Interno nell’appena formatosi governo Monti. Monti, appunto. Berlusconi non era più premier al momento della fantomatica “raccomandazione” (mai avvenuta, quindi).
Poche testate hanno riportato la notizia per intero, e nei telegiornali la difesa della Cancellieri non è stata neanche pervenuta.

La maggior parte degli italiani, da sempre poco avvezzi a formarsi un’opinione indipendente e sempre più decisi nell’accettare passivamente slogan e semplificazioni della realtà, hanno scelto di stare dalla parte dei giusti, degli onestidei puri.

Tutto questo in uno scenario che, probabilmente, alle prossime elezioni vedrà schierate innumerevoli formazioni di stampo populista (Forza Italia M5S quelle a vocazione maggioritaria, ma anche tutte le realtà di estrema destra e sinistra, per non parlare dei movimenti apartitici, che stanno pericolosamente acquistando consenso), con l’unica, flebile speranza di un nuovo centrosinistra liberale che potrebbe nascere dalle primarie del prossimo 8 dicembre e che sappia arginare definitivamente il rischio, sempre più concreto, di una deriva autoritaria.

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