Due parole sul fascismo.

Poiché sembra essere uno dei temi caldi del momento, ho pensato di spendere qualche riga sul fascismo come ideologia, o meglio su come viene percepito a distanza di quasi un secolo e su un certo revisionismo storico dilagante.

In principio, fu il governo tecnico. L’avvento al potere di un uomo “non votato dal popolo” e vicino agli interessi di un’Unione Europea vista da molti come carnefice e non come alleata, ha contribuito al sorgere di sentimenti nazionalisti e reazionari, da sempre insiti nella nostra cultura. Sul social network della pancia del Paese per eccellenza, Facebook, hanno cominciato a diffondersi immagini nelle quali si comparavano le misure della riforma “lacrime e sangue” appena approvata dal governo Monti con quelle varate nel primo periodo del regime di Mussolini. Storicamente decontestualizzate, alcune addirittura infondate o palesemente false, ma alla gente poco importa: l’importante è “fare girare”, tanto la disinformazione è quella fatta dai media servi del potere.

Il comunicatore e i qualunquisti. Il primo a cavalcare questo sentimento crescente è stato, ovviamente, Silvio Berlusconi. Con le sue infelici dichiarazioni fatte nel Giorno della Memoria, ha fatto breccia nei cuori dei nostalgici (e la maggior parte lo è perché chiaramente non ha vissuto in quell’epoca), anche se solo per meri fini elettorali. Più gravi, a mio avviso, sono le frasi deliranti che il neo-capogruppo alla Camera per il Movimento 5 Stelle, Roberta Lombardi, scrive sul suo blog a fine Gennaio:

Da quello che conosco di Casapound, del fascismo hanno conservato solo la parte folcloristica (se vogliamo dire così), razzista e sprangaiola. Che non comprende l’ideologia del fascismo, che prima che degenerasse aveva una dimensione nazionale di comunità attinta a piene mani dal socialismo, un altissimo senso dello stato e la tutela della famiglia.

E ancora:

Non sono i fascisti o i comunisti che ci hanno impoverito, tolto i diritti, precarizzato l’esistenza, reso un incubo il pensiero del futuro.

Questa linea di pensiero, da molti considerata eversiva e pericolosa, è semplicemente e solamente superficiale qualunquista. Infatti, partendo dall’assimilazione del fascismo al comunismo, si arriva alla conclusione che, togliendo le rispettive “applicazioni pratiche” sfociate in regimi dittatoriali, l’ideologia di fondo sia buona e anzi auspicabile. Niente di più sbagliato. Innanzitutto perché, al contrario del comunismo, il fascismo non è un’ideologia, non ha un vero e proprio manifesto: esso nasce, si sviluppa e muore come movimento autoritario e fortemente anti-democratico, un’accozzaglia di idee socialiste e anti-capitaliste tenute insieme dal nazionalismo e dal conservatorismo più becero, che fanno capo ad un’unica figura.

Quindi, in conclusione, chi dice che Mussolini ha fatto anche cose buone dice una cosa ovvia nella sua banalità: in vent’anni di governo, è logico che qualcosa di positivo sia stata fatta. Ma chi pensa che le idee di fondo della dottrina fascista siano condivisibili (come continua ad affermare la stessa Lombardi in un suo – ancora più delirante – post, ma anche come ha detto Jacopo Fo oggi a Radio24), a meno che non ammetta di essere totalmente digiuno di storia contemporanea, è automaticamente favorevole ad un governo illiberale.

E che non sono stati i fascisti o i comunisti a toglierci i diritti e ad impoverirci, lo vada a dire a loro.

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