Ecco perchè #iostoconMarco.

Marco Pannella da sette giorni è in sciopero totale della fame e della sete.

Molti diranno “dov’è la notizia? Perché vi lamentate che i media non ne parlano se è una cosa a cui ormai siamo abituati, come lo spread che sale e gli avvisi di garanzia ai politici?”. Ebbene, la notizia come sempre non sta nel come, ma nel perché. Alcuni notiziari ne hanno accennato, ma quasi nessuno fa riferimento al motivo per cui stia portando avanti una così grave protesta.

È vero, alle battaglie nonviolente di Pannella e dei Radicali siamo abituati da tempi immemori. Tali battaglie hanno la riconosciuta sfortuna di essere avanti di decenni da quelle degli altri partiti e movimenti, e della stessa opinione pubblica.

Ascoltate ad esempio cosa diceva Marco Pannella sul debito pubblico quasi trent’anni fa:

Allora le sue parole rimasero inascoltate, adesso vengono riconosciute come dato di fatto.

Lo stesso si può dire per quelle sull’abolizione dei finanziamenti pubblici ai partiti, sull’aborto, sulla libera ricerca scientifica e sul testamento biologico, alcune delle quali hanno avuto un riscontro popolare molto positivo anche mediante referendum promossi dagli stessi Radicali ma non sempre rispettati. Altre invece, come quelle sulla depenalizzazione delle droghe leggere e sulla legalizzazione della prostituzione, sono ancora considerate un taboo, anche se qualche piccolo passo si sta cominciando a muovere  pure in quella direzione.

Includerei in quest’ultima categoria anche il motivo per cui il Segretario dei Radicali si sta affamando e assetando da una settimana, la battaglia per l’amnistia e per il diritto di voto ai detenuti, in una situazione così critica, quella delle carceri italiane, che certifica l’assenza di uno Stato di diritto.

Adesso, in un paese in cui regna il giustizialismo (spesso usato a meri fini elettorali) e nel quale tutti siamo colpevoli fino a prova contraria, qualcuno ha il coraggio di dire qualcosa di diverso, sicuramente impopolare e per questo indubbiamente autentico. Questo “qualcuno” non ha bisogno di essere tutelato o compatito, ma semplicemente ascoltato.

Forse tra un po’ di anni scopriremo che aveva ragione.

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